L’Amicizia ai tempi del coronavirus

Quanto abbiamo da imparare dai bambini!
Scena 1 – Esterna 1  Giardino: erano in due, una di qua e l’altra di là dalla rete, messe assieme fanno appena 12 anni; in questa breve chiacchiera quarantenata, condita di risa e scompiglio è stato mantenuto largamente il metro di distanza legale…Noi siamo tra i fortunatissimi che possono permettersi una quarantena all’aperto anche senza uscire di casa, malgrado questa “Maledetta primavera” abbia spazzato sogni, gioia, libertà, salute e … pure le temperature miti dell’inverno! Eh sì inverno stranamente mite, ora a fine marzo, le prime gelate: stanotte nella mia amata Val d’Intelvi le temperatura è andata sottozero!! E dire che un mese fa c’erano 20 gradi…!

Tutto congelato, dentro, fuori, attorno.

Comunque, oggi, un urlo da una finestra all’altra: piccola esplosione di entusiasmo e gioia, da semirecluse. Un saluto timido, un gesto ormai scordato che torna ad essere spontaneo. Due chiacchiere con una rete in mezzo, entrambe attente e precise nel loro restare a debita distanza. Difficili questi giorni per loro, che nella verde età hanno un parafulmine naturale, la fortuna di sapersi ancora costruire il loro micro-mondo parallelo salvavita; penso che in casi come questo, sia una sorta di autotutela naturale che risparmia il loro sistema nervoso da conferenze stampe, moduli, sanzioni, mascherine e paure.

Almeno per un po’.

Scena 2, Interno 1
Fra i vari aspetti positivi, (in mezzo a questa immane tragedia), mentre viviamo questo “Virus del contrappasso” la valorizzazione della Vera Amicizia penso sia da annoverare fra quelli più importanti.

Pur distanti, mai così uniti. E grazie al Cielo, siamo dotati di multiformi mezzi di comunicazione pronti a salvarci da questo tremendo secondo mostro: la solitudine con annessi parenti prossimi: il rischio di isolamento, la depressione, la tristezza e l’ansia. L’antidoto specifico è l’amicizia, che ora si rinnova, vissuta in modo completamente diverso da quello a cui la nostra frenetica “vita normale” ci aveva abituati; in questi giorni dai tempi dilatati, si consolida e si rafforza, o, se non era tale, si autodistrugge.

Se la quarantena ci avesse travolti 15 anni fa, sarebbe stata ancor più dura: pochi dotati di un vecchio Nokia, senza né whatsapp né Skype, né Telegram, né Viber né Zoom…, con 10 sms e 100 minuti di chiamata!! Forse avremmo centellinato chiamate e messaggi, e ci saremmo concentrati solo sulle “priorità”.

Oggi, invece, pur in mezzo alla baraonda, la tecnologia ci aiuta a mantenere vivi i rapporti sotto ogni punto di vista, lavorativo e non, per le chiamate e le video chiamate di gruppo, con gli affetti più cari, e il recupero di quelli che magari non sentivamo da un po’.
Chiacchiere che leniscono i pensieri cupi, che volano dai pensieri più profondi al pettegolezzo (bonario) di adolescenziale memoria…

videochiamata di gruppo… ah gli amici preziosi!

E in questi giorni strani la lontananza sta “scremando” i rapporti, forse dando loro un’altra configurazione, rafforzando i legami veri e screpolando quelli meno solidi. Recuperando anche quelli che si erano allentati per un po’. Ne usciremo tutti cambiati, e, inevitabilmente, lo saranno anche i nostri rapporti, da quelli famigliari a quelli amicali. Già lo sono, in realtà.

Per chi come me che vive di abbracci, sorrisi, sguardi e contatto fisico, questa quarantena forzata è un piccolo “dramma nel dramma” (piccolo, davvero piccolo) e non c’è app che compensi: mi rifarò dopo, alla faccia di tutti gli amici afefobici* che comunque annovero. Manca la condivisione di spazi, le confidenze che nascono da un guizzo negli occhi davanti ad un sushi o ad un aperitivo.
Ma troviamo il positivo anche in questo…

In questi tempi dilatati, però, tante altre cose, quelle immateriali, quelle profonde, quelle spesso nascondiamo o serbiamo come scrigno prezioso dentro di noi, si “sentono” di più, passano attraverso i media, attraversano l’etere e le voci. E si cominciano a sviluppare i sensi per sopperire alla mancanza di incontro fisico: l’udito in mancanza dell’olfatto, l’immaginazione al posto della vista. Più attenzione all’altro, di certo.

Non esiste distanza per chi ogni giorno si incontra nello stesso pensiero. (cit)

L’affetto, la percezione delle sfumature di tonalità, le mezze parole, le chiacchierate nel bel mezzo della notte, il fiato che manca, le risate a metà… se ci si conosce, o se si ha confidenza con chi sta al di là del filo (o dello schermo) questo inevitabile rapporto mediato e mediatico accresce e aiuta ad approfondire il tutto, crea una sorta di “dietro le quinte” affettivo che regala spunti per gioie, emozioni e condivisioni future.

La clausura forzata può essere anche il momento per richiamare le amicizie “più lontane” quelle nate in un momento speciale, quegli incontri speciali nati per un evento, un viaggio, di un pezzo di strada, per simpatia reciproca e magari perse per strada, per distanza, per “mancanza di tempo” o chissà perchè…

E così come credo che questo sia anche il momento propizio per mettere in ordine le foto (ne ho migliaia tra PC, memorie e cellulari, sparse qua e là), allo stesso modo, può essere l’occasione per mettere ordine nelle rubriche dei nostri contatti.

Senza cancellare nessuno, solo leggere i nomi, per ricordare. E un bel ricordo, si sa, è un’ottima compagnia.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Poi magari, com’è capitato a me, cogliere l’occasione per un “Ciao” seppellito da troppo tempo e per un “Come va?” detto e scritto meno distrattamente del solito. Perché “Come va?” di per sé è domanda non banale, e in questi giorni richiede un’attenzione particolare anche al contenuto della risposta.

Merce rara.

Scena 2 / Interno 2
Dentro…
Quanti “Come va?” sbadati abbiamo inanellato sinora, nella vita? Talvolta sbadati, tal altre cambiando discorso se la risposta si fosse discostata, anche poco, da quel “Bene” standardizzato che ci si aspettava.

E ora il “Come va?” assume un profondo “Come stai?… davvero tutti bene, tu i tuoi cari.. hai sentito?… lo conoscevi…?” Assume un significato più profondo, inevitabilmente. E abbiamo imparato anche a prestare attenzione alla risposta!

E “stai al sicuro”… “non uscire”..

Reciproche raccomandazioni, quasi materne, a sigillo di amicizie che si consolidano, una parola dopo l’altra.

E che bello! confesso: quanti messaggi ricevuti da parenti e amici vicini e lontani: sto risentendo gente che non vedo né frequento da anni; i primi, in ordine di tempo, sono stati colleghi parenti ed amici più lontani, dall’estero: “Lombardy? Oh, how are you there?”.. e man mano che passano i giorni, – ancor più bello – anche un semplice “Ciao… che fai?”, “come va?” in questo tempo ovattato, anche da quelli più vicini, non guasta. E sono stati tanti.

Scena 3 / Interno 3
Ebbene sì: evviva i social, la messaggistica, la videochat di gruppo.

Se non ci fosse stata questa (tremenda) occasione chissà, parecchi contatti non li avremmo più né visti né sentiti: compagni di scuola o di università, ex colleghi, compaesani, vecchie conoscenze, lontani parenti sparsi per il globo e… Amici.

Beh, sì “contatti”, (brutto termine, visto così): persone che hanno avuto, in qualche modo, un significato lungo il nostro cammino; è qualcuno che ci ha affiancato, sia che fosse per due passi o per una scalata, per una maratona o una camminata ancor più lunga, lungo il sentiero della vita.
E in questi giorni, spero capiti a tutti, capita sempre più spesso che ci sia chi si fa vivo con una frase ad effetto, un’immagine di speranza, un audio…
Basta un semplice “Ciao”.
E poi quelli che abbiamo contattato noi… segno che questi “conta” nella nostra vita. Ed il bello è che magari, in altre occasioni “normali” non avremmo osato… Adesso tutto si fa inevitabilmente più importante e profondo, più “denso” ed intenso…
Ho deciso, ogni giorno manderò almeno un sincero “Ciao come stai?” nuovo, quasi diventasse un appuntamento fisso col “prossimo”…. Ne ho per un bel po’ di settimane, guardando al numero di amici e conoscenti, fra telefono, pc, ufficio…!

Sarebbe bello farlo tutti, che siano pochi o tanti…
Perché poi magari scopriamo che ci sono amicizie antiche che in un momento si rinnovano… ed tutto torna “ancora come allora”… basta un “Ciao come stai?”, le lancette si arrotolano ed il tempo si azzera.
Una voce, due chiacchiere. Penso soprattutto alla gente sola: se non sono fra i contatti, basta pensarci su un po’… qualcuno da salutare lo troviamo.

A me è successo,….
Ricevere tanti “Come stai?
Ed è bello, bello così. Inondata di affetto, trasformato in mille sfumature di colore. Un semplice “Ciao” che, davvero, da tanto tanto conforto e scalda il cuore anche nei giorni più sbiaditi.

Perché l’Amicizia ai tempi del Coronavirus è essenziale, per programmare, guardare avanti e sopravvivere.
E chissà che bello quando, di nuovo, l’Amicizia riesploderà in sorrisi, luoghi e momenti condivisi, dal vivo!
E saranno pacche e strette di mano, calorose, più sincere, anche per quelli che di solito schivano il contatto fisico.
Confesso: non vedo l’ora….

Photo by cottonbro on Pexels.com

Teniamoceli stretti tutti questi sinceri “Come stai?”:
balsamo per il cuore ora;
pegno di sincera amicizia, dopo.

*afefobia = paura di essere toccati, tipico persone che non gradiscono il contatto fisico. (io non sono fra questi!)
PS: dicono che noi “nordici” siamo freddi e poco propensi a baci ed abbracci, sorry, ma io faccio eccezione!

Pubblicato da stefypedra73

Effervescente, eclettica, multitasking.. un concentrato di energia e di gioia, sorrisi come arma ... imprevedibile e curiosa. Amo leggere, viaggiare, cantare, suonare, il teatro, l'arte e ... sono mamma, e lavoro come IngegnerA (e Giornalista)

5 pensieri riguardo “L’Amicizia ai tempi del coronavirus

  1. Bellissimissima riflessione.E’ proprio così questo pit stop forzato ci fa riconsiderare le cose con un altra consapevolezza,che in tempi normali consideriamo,appunto,normali.Spero che quando questo scempio sarà finito non si torni alla leggerezza,nei rapporti interpersonali,di prima,si sarebbe sprecata un opportunita di crescita.

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  2. Forse proprio grazie questa quarantena abbiamo la possibilità di soffermarci un pò di più sulle nostre relazioni. Io, un pò al contrario all’esperienza appena raccontata, mi sono chiusa e sto rivalutando le mie amicizie che ora mi appaiono un pò volubili. Ad eccezione della mia migliore amica ho l’impressione che le altre persone mi cerchino per noia, per avere semplicemente qualcuno con cui parlare. Non so, forse è solo il periodo di quarantena, oppure è un mio periodo di transizione essendomi appena lasciata e ritrovandomi ferita da una persona che credevo mi volesse bene. Scusa se ho aggiunto anche la mia esperienza con questo commento un pò troppo lungo. Grazie per l’articolo che mi ha portato a questa riflessione.

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    1. Ne usciremo tutti cambiati, tutti più consapevoli a seconda del nostro stato d’animo e del vissuto; grazie per le tue parole, io “stringo i denti e i pugni”, per quanto possibile, per riuscire a spremere il meglio ed il positivo da questi giorni tenebrosi. Un abbraccio…!

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