Siamo un po’ come lo yoghurt…

E poi guardi Su e ti chiedi.. davvero? Non posso mica peccare di superbia!… e se capitasse proprio a me, umile pedina nella scacchiera del mondo?
È successo a tanti, anche famosi e superpotenti…

Pensiero ingombrante.
Il life-bilancio, come detto qualche giorno fa, è più che positivo. (intendo quello dei miei 27 anni… o poco più, come mi ha attribuito un simpatico giochino di Facebook in vena di regalare un po’ di autostima).

Ognuno di noi, rifuggendone il pensiero, ha però fatto questa triste considerazione, in questo periodo surreale.
Allontanandolo, di sicuro, com’è nella natura umana.

Ma prima o poi, nel chiaroscuro di tante notti insonni, il pensiero si è palesato, più o meno fortemente, con tutti i contorni sfumati, con le preghiere e gli scongiuri di rito. In realtà si pensa positivo, si prega “a più non posso”, si guarda avanti facendo progetti: ci sono tre figli, loro sono il mio cuore… una famiglia, il mio papà da coccolare, mille sogni e mille progetti… Tante cose da finire,.. il volontariato, i libri da scrivere, i viaggi da fare… gli amici da vedere.. i colleghi, il lavoro…
Tantissime persone a cui voglio bene. I sorrisi da regalare… le gocce d’amore con cui ricoprire il mondo!
Il Cammino di Santiago… ah! da fare quello, appena si potrà.

Siamo un po’ come lo yogurt, tutti con la data di scadenza sul vasetto, tranne che non possiamo leggerla.
E allora sarà meglio che cominciamo a vivere come se potessimo vedere attraverso il coperchio dello yogurt e prepararci un po’ (senza “vedere nero”…, perché gli occhiali scuri servono solo per proteggersi dai raggi troppo violenti.)
Il mio Buongiorno, stamattina (lo faccio da anni con gli amici più cari .. e quelli che mi sopportano) parlava di Essenziale:

E nei momenti di riflessione, quando ci si immagina davvero di essere uno yogurt, si torna sempre e comunque all’Essenziale, a tutto ciò che non si compra nè si vende, nè i soldi, nè i beni materiali, neppure il successo.
Solo l’Amore resta.

Vero.
L’Amore in quanto dono, quello regalato. (sennò non è vero Amore!)
Quello che non fa rumore, quello che si tocca con mano in questi giorni nelle corsie degli ospedali o “da sempre” negli ospedali, in Africa, in Siria, in India, fra i più fragili del mondo…
Cose così, piccole o grandi.
Sono quelle le cose che contano, quelle semplici, quelle che stanno nel sorriso dei bimbi, nell’abbraccio di chi ti vuole bene, nella gioia condivisa, nell’amicizia, nei colori di un tramonto.

Ansia? Parecchia. Sconforto e paura? Sì certo.
Anche Lui, (che è Lui sulla Croce, figlio di Dio, quindi punto di riferimento massimo) nel momento estremo ha urlato “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
Ma la Speranza?… è la Speranza che deve vincere, di poter vivere “dopo”, in un mondo migliore.
Arriverà la nostra Pasqua.
La Gioia! Torneremo ad abbracciarci e a passeggiare in riva al mare, a godere della brezza di montagna.

Torneremo a cantare, a ridere a sognare, a fare progetti e a realizzarli.

Guardare in faccia la realtà (e studiare la storia) aiuta, in questo senso: dalle pandemie i popoli sono usciti, stremati, ma ne sono usciti.
E poi, dopo qualche anno, pressoché sempre, è rinata una voglia nuova di cambiamento, che è diventata la forza di ricostruire un mondo migliore, sapendo che questo può esistere. (penso agli anni ’20 del secolo scorso o al decennio successivo alla peste manzoniana).
Leggo sui social alcune persone sostengono che non ne usciremo cambiati in meglio… anzi in peggio. Non sono d’accordo.
Magari non tutti (troppo miracoloso), ma tanti, tanti davvero, credo che probabilmente impareremo ad apprezzare meglio le piccole cose importanti della vita. Quelle grandi, insomma. Quelle che ci saranno.
Perchè sì, ci saranno ancora.


E saranno ancora più belle.

Pubblicato da stefypedra73

Effervescente, eclettica, multitasking.. un concentrato di energia e di gioia, sorrisi come arma ... imprevedibile e curiosa. Amo leggere, viaggiare, cantare, suonare, il teatro, l'arte e ... sono mamma, e lavoro come IngegnerA (e Giornalista)

3 pensieri riguardo “Siamo un po’ come lo yoghurt…

  1. Questa pandemia è un po’ come la peste manzoniana, a chi tocca tocca, poeti, scienziati, umili casalinghe, medici, potenti, tutti uguali, con lo stesso trattamento per l’ultimo viaggio. Se non ne usciremo migliorati da questa pandemia, da questo isolamento, che ci ha fatto riflettere, pensare, pregare (in tanti)… Che ci ha fatto notare che la natura attorno a noi e senza di noi, sta respirando… Allora credimi, sarebbe una grande delusione, voglio essere ottimista e sperare in un mondo migliore.

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  2. dovremmo essere più di semplice yogurt per riuscire a migliorarci in vista di una “scadenza” a noi sconosciuta. Sarò pessimista ma credo che molti torneranno, nonostante le riflessioni fatte o il tempo per farle, alla loro natura di solo yogurt!

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    1. Effettivamente… Qualcuno mantiene sempre un tasso di bifidus attivo nello yoghurt… Ma la Speranza è che, in mezzo a questo clima tremendo, le riflessioni portino a un miglioramento (non solo il fatto di avere la data di scadenza sulla testa, come una spada di Damocle!)

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