Un brutto Sogno? O è un Segno?

L’ho letto, l’ho pensato, lo hanno scritto in tanti: certe mattine mi sveglio, e penso “Ho fatto un brutto sogno”. Poi, dopo qualche frazione di secondo, prendo contatto con la (cruda) realtà, torno ad essere sveglia e consapevole. Apro gli occhi su questo mondo triste: “No, non era un brutto sogno… è la dura realtà!”
Da settimane, capita, o è capitato, a migliaia di persone, come se nel nostro inconscio, comunque, sia scattata una sorta di meccanismo di autodifesa: nel dormiveglia l’inconscio cerca di “proteggerci”, regalandoci un sollievo infinitesimale, quasi a voler lenire le ferite dell’anima sempre più lacerata, mentre la sofferenza si fa carne, nomi, inquietudine. Realtà.

Terlalu Banyak Tidur? Bisa Jadi Ini Tanda Depresi • Hello Sehat

Da quando la nostra vita è stata letteralmente travolta e stravolta dalla pandemia, chi più chi meno, tutti ci siamo posti le domande sul senso dell vita, sull’aldilà, spesso spinti dalla paura e da un’insolito senso di insicurezza che ha determinato varie reazioni: chi si è lasciato andare all’ansia, chi alla disperazione, chi alla preghiera, chi alla speranza.
Non stiamo vivendo “un giro sulle montagne russe”: paura, vertigini; scendo, ed è tutto finito. Fosse così facile, semplice e prevedibile.
No, è tutto incerto, difficile e indefinito, ancora dopo quasi due mesi… e la brutalità, i numeri, le tensioni, giorno dopo giorno, crescono.

Ho trovato un grafico, che aiuta a concentrarsi su come reagire allo stress, che mi è parso davvero utile ed interessante. Aiuta, passo dopo passo, a trasformare la paura in crescita, mediante piccoli gesti quotidiani.

Non ne conosco la fonte (mi è stato girato), ma leggendo con attenzione i comportamenti stigmatizzati in ogni settore, penso che possano essere spunto di crescita per ognuno.

Certo, come i bimbi si addormentano abbracciati al proprio “oggetto- transizionale” (l’orsetto che rende meno dura l’abbandonarsi al sonno, da soli), anche noi, giustamente, abbiamo bisogno di certezze o piccoli pensieri e gesti positivi per poter superare questo periodo di “transizione”, di passaggio.
La Speranza, la preghiera, la meditazione…
Il riconoscimento di un male che accomuna molti, che ci rende parti dell’umanità.

Bello anche potersi rifugiare, nell’arco della giornata, in quei due secondi di dormiveglia, quasi a voler desiderare di tornare alla propria schifosa, indecente, faticosa ma comunque amatissima “normalità di prima”.
Ma importante è anche essere consapevoli che “nulla sarà MAI più come prima”: è come se tutti fossimo stati travolti da una catastrofe, da un terremoto, da uno tsunami, dentro e fuori…
Riguardando lo schema: superato (o saltato) il primo gruppo di azioni e reazioni, fin troppo eccessive (dall’accaparramento compulsivo di beni di prima necessità, i primi giorni, alla diffusione di fake news), sto mettendo in pratica l’approccio dei “piccoli passi” positivi, gesti quotidiani che distolgono l’attenzione dal sovraccarico emotivo e che, in fondo, donano serenità e consapevolezza. Nella “zona di apprendimento”, certi giorni, l’autotutela parte dal telecomando: spengo TV, internet e cellulare, e potendo, penso ad altro. In mille e più modi.
Il sovraccarico di informazioni negative, dicono, sia deleterio.
E allora “mi voglio un po’ bene”.
Ognuno, poi, ha il proprio microcosmo mentale, una sorta di “confort zone” emotiva: chi si anestetizza leggendo, lavorando, chiacchierando, giocando, ricamando, cucinando…, insomma rendendosi utile, ognuno coi propri talenti, in questa situazione. Vi leggo segni di rinascita, di presa di coscienza e consapevolezza, che spaziano dalla generosità alla gentilezza, dalla gratitudine alla speranza.
Basta un gesto davvero piccolo per sentirsi utili, “al servizio” chi abita con noi, o di chi è lontano, di chi è fragile, degli amici. Ognuno può sfoderare i propri talenti, (chi non ne ha?), che sia una lettera, una telefonata, … una mascherina fatta in casa, per chi sa cucire…
E non c’è niente di meglio che donare un sorriso, per sentirsi meglio.

Nella strada verso la consapevolezza, finché il “problema” è solo quello di gestire il tempo dentro casa, ci si può sentire fortunati, anche se si dovesse convivere con nugoli di bambini ingestibili in un piccolo appartamento di città!
Sempre con la speranza che la salute regga (e su questo veramente preghiamo!)…

Momento difficile, ansiogeno: ma ce la possiamo (e dobbiamo) fare!
Almeno come forma di rispetto per chi a casa non PUÒ stare…

Qualcuno mi ha anche detto “Che stress stare a casa…”
A seconda del momento, divento più o meno paziente.
Ma tipicamente…
Prima reazione: “Pirla, se esci, considera l’alternativa” (di solito mi morsico la lingua, o tolgo il “Pirla” dall’incipit)
Seconda reazione: “Stai a casa, inventati qualcosa…” (e sciorino un elenco di idee… leggi, scrivi, salta, guarda un film, canta, metti a posto la cantina*…)
Terza reazione: “Ragioniamo, è semplice: se non esci, non ti ammali, non diventi potenziale contagio per chi vive con te;….” (autotutelati…!!!! “Pirla!” e qui ci sta…)

Poi, certo, si sopravvive (questa la priorità, e ri-preghiamo).
L’economia sarà a catafascio, saremo tutti più poveri (e brutti, son chiusi gli estetisti) e pure tristi…
Ma poi… si vedrà di ricominciare!
La forza della Vita esploderà dentro…

Perché la gratitudine è importante e ti cambia la vita


La vita, anzi “la Vita” sarà una seconda chance.

Ci si rialzerà, sarà dura, ci reinventeremo.
Ritroveremo stress e fastidi, (e sarà una gioia?) ma spero anche tanta gratitudine solo per il fatto di poter riconquistare, poco alla volta, ciò che per queste settimane ci è stato tolto.
Certo, non gli affetti e coloro che sono “passati avanti”.
E questo, soltanto questo, di per sè, dovrebbe regalarci ancor più gratitudine.

Penso a coloro che in prima linea lottano, combattono, curano, puliscono…
E il pensiero corre a questi “santi moderni” (mi spiace, magari non saranno eroi, ma in alcuni intravvedo grandi scintille di abnegazione e di santità), che non si possono o vogliono sottrarre a ruoli, lavori, scelte.
Scelte eroiche, in molti casi.
Vorrei che questi, che le loro immagini, fossero la forte indimenticabile eredità di questo brutto quotidiano non-sogno.

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Anche la quarantena, il confinamento nelle mura domestiche, non è comunque facile, alla lunga, (anche se meno oneroso) perlomeno dal punto di vista psicologico: c’è chi non dorme (presente!), chi si lascia prendere dall’ansia, chi dal timore concreto del lavoro (quasi tutti, temo), chi da quello che era stato programmato e … non sarà, che andrà ridimensionato…
C’è chi è più forte e chi riesce ad esser più sereno.
Per indole, natura, dono.
Chi si affida al fato, al destino.
Chi prega, chi spera.

E quella nostra “vita di prima”?
Quella “parvenza di normalità?”
Se ce la sogniamo, se diventa un obiettivo, adesso, vuol dire che forse, non era poi così orribile, specie se paragonata a questa angosciante quotidianità scandita dalle notizie drammatiche sulla pandemia che non fa sconti a nessuno.
Proprio nessuno: è di oggi la notizia su Boris Johnson, primo ministro britannico, pioniere della Brexit ricoverato in terapia intensiva: strafottente e scapigliato, –simpatico o meno – qualche settimana fa annunciava che in Gran Bretagna non si sarebbero prese troppe precauzioni restrittive (così hanno tradotto le agenzie di stampa “Preparatevi a perdere alcuni dei vostri affetti più cari”), mirando all’immunità di gregge, come soluzione.
Uscita poco fine sì, ma anche lui è un essere umano: spero e prego (per lui e per tutti coloro che stanno lottando, contro questa e tante altre malattie altrettanto degne di attenzione e alcune molto più tremende), che ne escano… davvero.
Ho letto purtroppo, alcuni commentacci sarcastici al riguardo, che gli auguravano il peggio; questo mi hanno fatto davvero indignare ed inorridire! Anche in mezzo alle peggiori catastrofi, quanto malvagi possano essere taluni!
Non si augura del male a nessuno… neanche a lui.
L’ho già scritto, ma lo ripeto.
Ciò che mi auguro è che da questo travolgente momento storico ne usciamo davvero cambiati: tutti, anche i più aridi ed insensibili, specie i primi momenti… (quando verranno?) di ripresa graduale, quando godremo della “riconquistata vita” con stupore e gratitudine.

Fai entrare Gratitudine nella tua vita | Essereperfare.it


Non saremmo umani, altrimenti.
Spero, chi più chi meno, che impareremo a non dare per scontate tante cose, soprattutto quelle di “vero valore”, (quelle che non si comprano al mercato né in gioielleria) a cui abbiamo dovuto rinunciare per forza.
Dall’amicizia alla libertà.

E quindi mi auguro che prima di tornare ad essere ingrati, insensibili, egoisti e sempre di corsa, forse, -spero-, dentro di noi, ricordiamo questi mesi come un “Segno”; un insegnamento, di qualsivoglia colore lo si voglia dipingere.
Un Segno dei tempi (vivevamo troppo di corsa? davamo per scontate tante cose? Non davamo il giusto peso alle persone e ai sentimenti veri?)
Un Segno della Natura, che poco alla volta nelle città si sta riprendendo i propri spazi (quelli che le avevamo rubato!)
Un Segno dei Cieli, per chi crede: chissà da Lassù questo Disegno (colorato di grigio/nero cosa significa per noi? Un monito? Una Croce, che comunque lungo questo Calvario, conduce alla Resurrezione?)
Un Segno, comunque, tangibile, che ci sta lacerando dentro, che non potrà davvero lasciarci indifferenti.

E quando, una mattina, chissà tra quanti anni, dopo un brutto sogno, un sogno di quarantena, di pagine di lutti e necrologi, di notizie infauste e di conferenze stampa quotidiane, ci sveglieremo e, nel dormiveglia, tesi, cercheremo di capire chi siamo e dove siamo, … rendendoci conto che quello era davvero un brutto sogno, e che una nuova, gioiosa faticosa stressante ma bellissima giornata si stava aprendo a noi come nuovo dono…

Ecco, allora in quel dormiverglia, capiremo che il brutto Sogno, probabilmente è stato un Segno.

Che ci ha fatto crescere, e che spero, ci avrà reso migliori.

Miglioramento personale – idExpansive

*sicuramente tutti con le cantine più in ordine! 🙂

Pubblicato da stefypedra73

Effervescente, eclettica, multitasking.. un concentrato di energia e di gioia, sorrisi come arma ... imprevedibile e curiosa. Amo leggere, viaggiare, cantare, suonare, il teatro, l'arte e ... sono mamma, e lavoro come IngegnerA (e Giornalista)

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