46 giorni di …belle notizie

Leggere buone notizie giova alla nostra salute.
Lo sostengo da tempo, e lo confermano fior fior di studi scientifici da Londra ad Harvard*, che dimostrano che gli stati d’animo più sereni sono collegati ad una diminuzione del cortisolo – l’omone dello stress- e ad un sensibile miglioramento del sistema immunitario.

Mai come ora, abbiamo tutti bisogno di belle notizie: frastornati da necrologi, timori, incertezze sul futuro, il nostro istinto di sopravvivenza ci porta a cercare di sopravvivere in ogni modo, di guardare il lato positivo delle cose, …se così non fosse, probabilmente ci deprimeremmo in fretta e finiremmo per soccombere.
Questa, in piccolo, la mia Terapia. Ho fatto fatica, ma ho cercato almeno un mezzo raggio di sole, pallido, un embrione di sorriso, una “positizia” come ho letto recentemente, ogni giorno.
Alcune sono notizie belle belle, quelle che scaldano il cuore, altre, “vabbè ci si accontenta”…


Dall’inizio della quarantena, son passati N giorni, che stanno diventando indefiniti: ad esempio, ben due amici stamattina, al “messaggio del Buongiorno” hanno “cannato” la risposta (cioè al mio “Buon mercoledì” uno ha risposto “Buon lunedì” e l’altro, “Buon Martedì”) – e non è un buon segno!
Calcoliamo: per noi Lombardi (non di Codogno, ove la chiusura è avvenuta un paio di giorni in anticipo) le prime misure restrittive sono datate domenica 23 febbraio, quindi…

Cesare Cremonini - 46 - YouTube

7 giorni di Febbraio, che quest’anno ce ne ha pure regalato uno in più: uff, il 29mo, non poteva conservarlo per un anno migliore?
31 giorni a Marzo – volati notti&giorni attaccati insieme
ora questi primi 8 di Aprile
= quindi, ad oggi, siamo già a 46… come i miei anni, (tanti, appunto!)

Ebbene, 46 giorni di belle notizie – più della Quaresima – infatti il primo sentore della catastrofe che ci stava planando addosso, personalmente, la ebbi la domenica mattina del 23 febbraio appunto, durante la Messa, quando pregammo per gli amici di Codogno, “Sperando che non capiti anche a noi che vengano chiuse le chiese” – disse profeticamente il nostro don!!!- e quel pomeriggio quando, annullato il momento di volontariato dai miei nonni all’ospizio (ah, quanto mi mancano!), annullata la sfilata di Carnevale a Menaggio, con degli amici passeggiammo fino al bellissimo Santuario della Madonna della Pace (a Nobiallo, chiuso – da rivedere!)

Ma mai, ripeto MAI mi sarei prefigurata tutto questo, davvero.
E mentre giorno dopo giorno, la Quaresima, dentro e fuori, si trasformava sempre più in un girone infernale, ho cercato una boa, un’ancora di salvataggio interiore che illuminasse il tetro e macabro mondo che precipitava nell’oscurità della pandemia…
Un po’ di cose belle (io che vivo in mezzo al verde mi sento momentaneamente privilegiata) le vedo dalla finestra: la primavera che bussa, la natura che si riconcilia (parzialmente e momentaneamente) con noi esseri umani, ricordandoci che gli ospiti siamo noi (!), il mondo che rallenta, e questo tempo assurdo, impensabile che si dilata o accelera a seconda di quello che stiamo facendo noi.
46 giorni di bimbi che nascono (è nata anche Giulia, la bimba del paziente #1 di Codogno, Auguri di Cuore!), di persone che guariscono e, (speriamo!) di cali di contagi e di scienziati che stanno lavorando per trovare cure e vaccini…
46 giorni in cui poco alla volta l’inquinamento è calato drasticamente, in cui gli animali hanno ricominciato a correre dove prima c’erano solo auto da decenni,

Coronavirus, le oche che attraversano la strada a Pietrasanta sono affamate: il sindaco gli porta il cibo
Pietrasanta – le oche che attraversano la Strada, (Beatles docet!)

46 giorni in cui comunque si sono visti gesti di abnegazione, eroismo, professionalità, esempi di volontariato… momenti preziosi e davvero incredibili,
in cui ci si è fatti forza l’un l’altro con la musica, in cui si è riscoperto il piacere della lentezza, l’amore degli affetti più cari, in cui si è passato più tempo con i bimbi e le persone amate (o, almeno, dovrebbe essere così).
E siccome giornali, tv e media danno solo brutte notizie, oggi ho scoperto che in Bulgaria i politici si sono tagliati gli stipendi per poter finanziare ricerca e ospedali; (in Italia l’ho letto solo in alcuni casi, nel privato, per poter salvare le PMI – vedi Giovanni Rana o il Signor Luxottica)…
In Italia, però, ove da secoli abbiamo i geni di Leonardo, Giotto Raffaello e Giulio Cesare (fa bene un po’ di patriottismo), nel “peggior momento di casino” c’è stato chi ha ideato la valvola sdoppiata (ospedale a Bologna) raddoppiando di fatto gli utilissimi posti nelle terapie intensive; e pure chi ha pensato di convertire le maschere da Sub in quelle per la somministrazione d’ossigeno (donate a larghe mani, immagino perché nella mia zona, dopo pochi giorni ho pure letto un post in cui si era arrivati al numero di mascherine massimo gestibile!)

Brescia, un miracolo in 3D: la maschera da sub salva la vita | Rep
Maschera da sub riconvertita in una maschera per respiratore


In Italia abbiamo alpini e volontari che nel momento più critico, nella zona focolaio della pandemia, hanno costruito e aperto un ospedale VERO in silenzio. Senza troppe smancerie né inaugurazioni, solo il bergamasco Papa Buono all’ingresso, hanno preso i malati e hanno cominciato a portarceli.
Ma non siamo mica solo noi italiani:… abbiamo ricevuto donazioni generose e davvero splendide da Paesi più poveri o messi peggio: dalla Cina, dalla Russia, dal Brasile, dall’India, da Cuba,… dalla splendida Albania (che non dimentica quando noi, qualche anno fa abbiamo accolto tanti suoi figli)… “Non siamo ricchi né privi di memoria”…
Da numerose nazioni che, davvero!… chapeau.
Ho visto aerei di merce preziosa (bombole d’ossigeno, know-how, respiratori) e di santi moderni (medici ed infermieri) spostarsi sui cieli italiani per accorrere laddove servivano maggiormente.
Le cose che fanno sperare nell’umanità.

Quando ero giovane giovane, adoravo questa bellissima canzone dei Gen Rosso, “Un’altra umanità” che suona così:

“Conosco un’altra umanità
Quella che spesso incontro per la strada;
Quella che non grida, quella che non schiaccia
Per emergere sull’altra gente.
Conosco un’altra umanità
Quella che non sa rubare per avere,
Ma sarà contenta di guadagnare
Il pane con il suo sudore.

Credo, credo in questa umanità
Che vive nel silenzio, che ancora sa arrossire
Sa abbassare gli occhi e sa scusare.
Questa è l’umanità che mi fa sperare.

Conosco un’altra umanità
Quella che ora va controcorrente;
Quella che sa dare anche la sua vita
Per morire per la propria gente.

Questa canzone è del 1988 e.. sembra scritta l’altroieri!

Ho visto volontari rendersi disponibili a fare la spesa per il quartiere o il condominio, volontari andare a pulire i cimiteri e a portare un fiore sulle tombe ormai lasciate sole da settimane.
Ho visto innumerevoli gesti d’altruismo che scaldano il cuore…
Ho visto infermieri e medici allo stremo cantare, per farsi forza l’un l’altro. Ho visto maestre nate negli anni ’50 reinventarsi pur di rivedere i propri alunni, imparare la didattica on line e star loro vicine non solo con compiti e lezioni.
Ho visto giovani (e meno), obbedire alle regole usare il buon senso e… #stiamocasa, andando contro natura… che li vorrebbe in giro negli anni più belli a scoprire il mondo.
Ho visto gente continuare umilmente e alacremente il proprio lavoro: dai ricercatori agli addetti alle pulizie, dai commessi dei supermercati alle forze dell’ordine… Gente che fa onore alla razza umana.
Ho visto sarte più o meno capaci bucarsi le dita e lavorare giorno e notte per cucire mascherine da “donare” (voce del verbo donare… un termine magnifico tornato di moda!)
Cuochi, panettieri e pizzaioli al lavoro che hanno donato cibo agli ospedali, e pure Cracco far da mangiare gratuitamente per il team al lavoro in Fiera a Milano, per realizzare un ospedale enorme a tempi di record…
Ho visto alcuni reinventarsi musicisti, giocolieri, funamboli, lettori pur di star vicino (anche da lontano!) ai più fragili: malati, handicappati, bambini… persone sole.
Ho visto raccolte fondi miliardarie (tipo quella di Fedez e la Ferragni, che hanno guadagnato punti ai miei occhi, confesso… ma pure Bill Gates con la sua fondazione) concretizzarsi e arrivare a destinazione (ma questo dovrebbe essere SEMPRE così?)…
Ho sentito e visto sorrisi, al di là dello schermo, di persone amate, che ringraziavano soltanto per il fatto che ti fossi ricordato di loro e… di un ciao.
Basta poco, in fondo.
Raggi di sole in mezzo alle nuvole cupe…
E un sorriso che torna a splendere, perlomeno nel cuore.

Speriamo di uscirne tutti migliori…

Credo, credo in questa umanità…
Questa è l’umanità che mi fa sperare.

PS: sono consapevole che non si può mica guardare il mondo solo attraverso gli occhiali rosa, che là fuori c’è uno schifo di malattie, morte, dolore, sofferenza, depressione e solitudine. (e chi più ne ha, più ne metta…) che ci sono gli sciacalli dell’emergenza, che sono morti tantissimi anziani, parecchi giovani, molti dottori, infermieri, preti – il vicario della nostra diocesi oggi, ad esempio – e che quello che stiamo vivendo è una tragedia immane. Ma una Good news, ovvero l’arte di dare una bella notizia fa davvero bene alla salute, è scientificamente provato. Non è la panacea per tutti i mali, ma cuore e cervello sono fin troppo collegati e… siccome li inebriamo di cose brutte, allora, cerchiamo un minimo di compensare con delle piccole scintille di speranza e di cose belle.
Alcuni studiosi americani sostengono che il nostro sistema nervoso non sia stato progettato per gestire una raffica quotidiana di cattive notizie, divenute ancor maggiori (e peggiori) con la globalizzazione.

Speranza: i pensieri di Giuseppe Merlo


*Secondo studi dell’Università di Londra, gli stati d’animo positivi ed ottimistici erano correlati ad una minor concentrazione di cortisolo, l’ormone dello stress; se troppo alto, determina un innalzamento della pressione sanguigna, un indebolimento del sistema immunitario e persino all’obesità. Secondo questo studio, le donne con più emozioni positive erano meno soggette a infiammazioni croniche, correlate a malattie cardiache e cancro. Gli autori dell’articolo pubblicato sull’American Journal of Epidemiology nel 2008 concludevano così: “Le persone devono riconoscere le cose che le fanno sentire bene”.
Altri due studi hanno associato l’ottimismo alla salute del cuore: i ricercatori della Harvard University School of Public Health hanno scoperto che una carica di ottimismo riduce le probabilità di sviluppare malattie cardiache e il tasso di declino polmonare con l’età…

Cattive notizie: meglio se arrivano quando siamo stressati - Focus.it

Pubblicato da stefypedra73

Effervescente, eclettica, multitasking.. un concentrato di energia e di gioia, sorrisi come arma ... imprevedibile e curiosa. Amo leggere, viaggiare, cantare, suonare, il teatro, l'arte e ... sono mamma, e lavoro come IngegnerA (e Giornalista)

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