Luce…

28 Marzo 2020 – Si può vedere la luce in fondo al tunnel, in questo momento? Ricordarsi che ci sarà una vita, un futuro, un mondo, una vita ancora tutta da vivere, assaporare, scoprire?… Che torneremo ad abbracciarci e a sorridere?
Un “DOPO”, che giorno dopo giorno ci sembra sempre più lontano?
Sì, luce verrà.
Sicuramente (quasi) tutti non saremo più come prima…
Ci riconosceremo?
Forse.
La gran parte di noi – già lo sappiamo – non sarà più, mai più quella di prima.
La gran parte delle nostre vite, le nostre stesse azioni quotidiane non saranno più le stesse, né banali, né scontate. Ci vorranno tanti mesi prima di ritornare a quella vita “spensierata” che abbiamo condotto fino a poco più di un mese fa. E probabilmente “così spensierata” non tornerà più.
Un mese?
Sembra un’era geologica, davvero.
Sia dal punto di vista psicologico (siamo tutti comunque reduci da un trauma collettivo), sia economico, sarà davvero dura.
Ci sono giorni cupi, – e parlo in prima persona – in cui tutto sembra perduto. In cui il tunnel è sempre più nero. Il numero dei morti e dei contagiati che cresce ancora, anche qui vicino; certo, ci sono anche i guariti, ma la quarantena non aiuta a rendere “il bicchiere mezzo pieno“.
Questa è la “nostra guerra” quella della nostra generazione.

Ma, per fortuna, ci sono anche altri giorni in cui ci si sente in pace – come dovrebbe essere sempre – parte di un Disegno più grande, talvolta incomprensibile, che ci pone di fronte davvero a ciò che conta.
E allora, cerchiamo di trarre “il meglio” possibile da quello che ci viene donato, comunque. Il meglio nei sorrisi dei bimbi, nei messaggi degli amici.
Nelle foto sbiadite, nella soddisfazione di vedere (finalmente) casa a posto pulita e in ordine, come mai prima…

C’è una parola che mi piace tanto e che va molto di moda, e che in questo tempo ovattato, sto cercando di far mia, reagendo al meglio, (mica sempre ci riesco) anche alle “peggio-cose”, come direbbero a Roma:
Resilienza: la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. (cit. wiki)

Se ce l’hanno fatta in passato, dopo l’asiatica, la spagnola, la guerra… ce la faremo. E sono estremamente convinta che, malgrado tutto, ce la faremo, INSIEME. “Nessuno si salva da solo” ha ricordato ieri papa Francesco.
Non possiamo vanificare i sacrifici di tanti (medici, infermieri, ricercatori, analisti, addetti alle pulizie, camionisti, commessi, … e ho sicuramente scordato qualcuno) che comunque là fuori lavora e combatte affinchè noi che possiamo e dobbiamo farlo, stiamo a casa.
Ne usciremo più forti e più consapevoli (e resilienti!): per chi può, (e ne ha saputo trarre i benefici) il fatto di trascorrere molto più tempo a casa, diventa un momento di forte “ritorno”, una sorta di seconda rinascita e riscoperta delle piccole cose, spesso trascurate.

Dicono che il meglio di noi esca nei momenti difficili.
Esce il meglio ma anche il peggio.
Come umanità ci stiamo confrontando con la precarietà della nostra esistenza: ecco, mi auguro di cuore che ne sappiamo cogliere l’aspetto fondamentale, rivalutando quello che nella nostra vita è davvero essenziale.
Sta a noi valorizzare quello che preferiamo.
Abbiamo ricominciato a fare il pane in casa, a recuperare tutti, ma proprio tutti gli avanzi, a mettere ordine fra carte e ricordi, e forse anche nel cuore.
Abbiamo avuto tempo, (chi come me lavora sempre a tempo pienissimo, ne ha avuto meno), tempo di qualità, da condividere con gli affetti più cari, per giocare, guardare le foto di tanti anni fa.

Penso alle mamme con i bimbi piccoli a casa… che non sanno più cosa inventarsi, ma che invece si reinventano ogni giorno, in cambio di abbracci e sorrisi infiniti.
Penso ai ragazzi disabili, e a chi sta attorno a loro, che con maggiore difficoltà si adattano ai cambiamenti, ma che ce la stanno facendo.
Penso agli adolescenti, che nel pieno dell’esplosione di forza, entusiasmo, voglia di vivere, confinati nella prigione delle mura domestiche…
Penso a chi ha una piccola attività in proprio che non sa se e come ne uscirà.
Penso anche a chi ha perso qualcuno o ha dei parenti in terapia intensiva, e che da giorni non ha più notizie. Ecco per questi prego.
Prego perché possano riabbracciare presto i loro cari.

Questo dramma ci ha riportati indietro nel tempo, pur con tutta la tecnologia che il XXI secolo ci offre. Ci ha riportati alle “piccole cose”, che la fretta delle nostre vite spesso offusca.
Ci ha riportato a tanti piccoli momenti “salva-vita”: ognuno si è creato il proprio: chi legge, chi scrive, chi dipinge, chi canta…
Un isolamento che ci ha riportati a richiamare affetti lontani, amici e compagni di scuola. Bello tornare, per un attimo, unendo ricordi e racconti, agli anni della spensieratezza.

E pensando a quel “DOPO” tanto lontano, credo (e spero) che smetteremo di dare per scontati gli abbracci e i rapporti umani – quelli che contano – e ci “ridimensioneremo nella nostra pessima abitudine di sentirci “dio”… di corsa e superficiali.”
Perlomeno lo auspico.
Temo però che ci sarà anche tanta più povertà; bisognerà imparare ad accontentarsi, a ridimensionarsi… un buon bagno di umiltà.
Ci attendono dei sacrifici. Temprano, quelli. Ma fanno emergere anche tante cose belle.

Nel momento del bisogno, poi, la necessità aguzza l’ingegno…
Dopo “l’allarme pane”, – di tanti che non possono più permetterselo – è nata l’idea della spesa-sospesa: nella necessità di qualcuno, la generosità di qualcun altro. Viviamo un allarme psicologico, per chi ha perso i propri cari, per chi soffre di ansia o depressione; quante cose difficili, ci attendono.
Ma l’esempio dei nostri avi, ci sia da guida e monito.
Le parole del papa, iniezione di Speranza.
Verrà la luce.

Stasera ascoltavo l’intervista ad un gruppo di medici cubani giunti in Italia a dar man forte alla stremata classe medica del Bel Paese, una task force già attiva in Africa a combattere l’ebola. Ora sono a Crema, a supportare l’ospedale da campo ivi allestito nell’emergenza: “Sono molto motivato, come quando siamo andati a combattere l’ebola; fiero di portare l’aiuto della medicina cubana.” ha dichiarato il dottor Jesus Martinez.

Il suo collega, Roberto Arìas, ha aggiunto: “La paura è un fattore umano, ma il coraggio è proprio nell’affrontare qualcosa che ci spaventa; e se si difende la vita, si attenua anche la paura della morte”.
Ecco, questo mi ha dato tanta, tantissima forza, un barlume di Speranza.
Fiera di far parte degli esseri umani. Di questa umanità.

Là, in fondo, c’è una Luce.

Pubblicato da stefypedra73

Effervescente, eclettica, multitasking.. un concentrato di energia e di gioia, sorrisi come arma ... imprevedibile e curiosa. Amo leggere, viaggiare, cantare, suonare, il teatro, l'arte e ... sono mamma, e lavoro come IngegnerA (e Giornalista)

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